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“Drug store”: 15 ischitani in manette. Il maxi arresto parte da un incendio del 2009 

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Inizia con questo post una lunga serie di interventi dedicati all’operazione “Drug Store” che ha portato alla retata di ben 15 giovani ischitani. Una delle più grandi operazioni di lotta alla droga ad Ischia che, all’alba di questa nuova stagione turistica e, a pochi giorni dal week-end caldo di Pasqua non può far altro che tranquillizzare gli animi di tutti. Ci sarà, certamente, tanta “roba” in meno nelle nostre piazze, nei nostri parcheggi, tra i nostri giovani. Una pasqua meno sballata grazie all’operazione dei Carabinieri della compagnia di Ischia, coordinati dal Capitano Andrea Zapparoli.

UNA GENESI LONTANA. Leggendo nelle 186 pagine dell’ordinanza di custodia cautelare in carcere firmata dal il Gip Nicola Miraglia Del Giudice si apprende che gli arresti di questa notte sono il frutto di un lungo lavoro di intercettazione, pedinamenti ed osservazione. «Il presente procedimento nasce a seguito di indagini di polizia giudiziaria finalizzate al contrasto dello spaccio di sostanze stupefacenti sull’isola d’Ischia, inizialmente incentrata nei confronti di tale MATTERA Graziano, censurato per reati inerenti gli stupefacenti e oggetto di precedenti indagini di P.G., in cui lo stesso risultava avere un’assidua frequentazione sull’isola d’Ischia con soggetti della malavita partenopea tra cui MARIANO Paolo, figlio del noto capoclan Ciro MARIANO detto “ò Picuozzo”, attualmente detenuto per associazione mafiosa e appartenete alla famiglia MARIANO operante in Napoli, (Quartieri spagnoli, pallonetto S. Lucia e Centro storico). Successive indagini facevano emergere che dopo la perquisizione domiciliare, il MATTERA Graziano era stato pesantemente minacciato da due soggetti di Napoli, ai quali doveva consegnare il denaro che avrebbe ricavato dalle cessioni dello stupefacente che gli era stato “affidato” e di cui se ne era disfatto durante le predette operazioni di P.G.

La P.G., a seguito di ulteriore attività info-investigativa, veniva a conoscenza che la base di spaccio dello stupefacente era ubicata nel comune di Lacco Ameno e che la stessa era gestita da due soggetti di Napoli, coadiuvati da BARBATO Ruben, da APREA Elisa e da GIORGIANO Ciro. Pertanto, a seguito di ciò la P.G. effettuava mirati servizi di O.C.P. (osservazione, controllo e pedinamento) che portava i Carabinieri del Nucleo Operativo di Ischia nella notte tra il 20 ed il 21 dicembre 2008, ad effettuare una operazione di polizia giudiziaria che si concludeva, se pur con esito negativo, proprio in Lacco Ameno alla via Cristoforo Colombo. Luogo, successivamente accertato quale dimora dei due soggetti “partenopei” identificati in PIRRO Salvatore e SANTORO Emanuele. Dopo tale operazione, i due soggetti “Partenopei” avevano deciso di non avvalersi più del trio in questione poiché troppo “attenzionato” dai Carabinieri e per non incorrere in altre perdite economiche avevano cambiato il loro “modus operandi”.

L’INCENDIO DOLOSO. Tappa fondamentale di questa operazione è l’incendio doloso dell’aprile del 2009 dove 5 auto (le foto di questo post si riferiscono a quell’incendio) vennero incendiate a Lacco Ameno. Il giudice così scrive: «Nella notte del 02.04.2009, in Lacco Ameno, via C. Colombo. si verificava un incendio verosimilmente doloso, di cinque autovetture parcate sulla pubblica via e dalle prime testimonianze raccolte in loco si apprendeva che lo stesso era divampato da una Smart targata CX 556 CM, condotta abitualmente sia dal PIRRO SALVATORE che dal SANTORO Emanuele. Dalle prime indagini esperite dai Carabinieri si apprendeva che nei giorni precedenti l’incendio, il PIRRO Salvatore aveva avuto una discussione, divenuta poi un’accesa lite per motivi in via di accertamento, con altri personaggi tra cui BARBATO Ruben e FERRANDINO Luigi. [omissis] Dall’analisi delle varie denunce di incendio presentate presso il Comando Stazione Carabinieri di Casamicciola Terme emergeva che il PIRRO Salvatore, recatosi sul luogo dell’incendio pronunciava la seguente frase “ce l’hanno avuta con me”. La P.G. ritenuto che l’evento accaduto potesse essere considerato una conseguenza del litigio precedentemente citato, al fine di poter identificare l’autore del fatto reato chiedeva ed otteneva l’attività di intercettazioni telefoniche degli autori della lite. Durante le operazioni di ascolto delle telefonate monitorate non emergevano elementi utili alle indagini per risalire all’autore dell’incendio ma affiorava una solida struttura ben organizzata dedita all’attività di spaccio di stupefacenti del tipo hashish composta sia da personaggi isolani che da napoletani.»

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