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Passa alla Camera l’equiparazione dei figli naturali 

mamma-figlia

Stop alla distinzioni tra “legittimi” e “naturali” diventano tutti soltanto “figli”. L’aula della Camera ha approvato, all’unanimità, la proposta di legge “bipartisan” (quattro articoli in tutto) che equipara i figli legittimi ai figli naturali, facendo cadere ogni distinzione, a fini giuridici, tra chi nasce dentro o fuori dal matrimonio. Il testo, frutto dell’unificazione di 6 proposte di legge sia di maggioranza che di opposizione (tra cui una del Governo), e di cui relatrice è stata Alessandra Mussolini (Pdl), passa ora al Senato per l’esame in seconda lettura. In pratica, si interviene sul codice civile cancellando il termine “figli naturali” e introducendo un unico “status” di figlio senza ulteriori aggettivazioni. Si riconoscono, quindi, i vincoli di parentela con tutti i parenti e non più solo con padri e madri. I sì sono stati 476, nessun contrario e un astenuto (Marcello De angelis del pdl). Il testo passa ora all’esame del Senato.

Le reazioni

Alessandra Mussolini, presidente della Commissione parlamentare per l’infanzia e l’adolescenza, esprime “la più viva soddisfazione per l’approvazione all’unanimità della legge in materia di riconoscimento dei figli naturali, con il testo approvato, la legge riconosce finalmente a tutti i figli, anche quelli naturali, un solo status giuridico e i bambini nati fuori dal matrimonio potranno avere nonni, zii, fratelli, e più in generale vincoli parentali che prima gli erano negati in assenza di legittimazione”. Per Rosy Bindi, vicepresidente della Camera, si tratta di «un atto di civiltà giuridica che abbiamo a lungo perseguito. E che supera l’arcaica e ipocrita distinzione, affermando una cosa semplice e giusta: i figli hanno tutti gli stessi diritti, le stesse tutele e le stesse opportunità». E per il deputato dell’Unione di Centro Lorenzo Ria, cofirmatario della proposta di legge Binetti, “La condizione di figlio naturale meritava una sostanziale equiparazione a quella di figlio legittimo e oggi il Parlamento ha preso atto della necessità sociale, prima che politica, di rivedere l`attuale disciplina del riconoscimento”.

Le novità

Ecco nel dettaglio i contenuti della proposta di legge, approvata in prima lettura alla Camera, che elimina la distinzione tra figli legittimi e figli naturali, riconoscendo un uguale grado di parentela con tutti i familiari indipendentemente dall’essere nati dentro o fuori il matrimonio.

Il vincolo di parentela

All’articolo uno si stabilisce che “la parentela è il vincolo tra le persone che discendono da uno stesso stipite, sia nel caso in cui la filiazione è avvenuta all’interno del matrimonio, sia nel caso in cui é avvenuta al di fuori di esso, sia nel caso in cui il figlio è adottivo”. Il vincolo di parentela “non sorge nei casi di adozione di persone maggiori di età”. Il figlio “nato fuori del matrimonio può essere riconosciuto” dalla madre e dal padre “anche se già uniti in matrimonio con altra persona all’epoca del concepimento” e il riconoscimento “può avvenire tanto congiuntamente quanto separatamente”. Questa modifica, in sostanza, riconosce anche ai figli naturali un vincolo di parentela con tutti i parenti (nonni, zii, cugini) e non solo con i genitori. Questo avrà conseguenze anche ai fini dei meccanismi di ereditarietà.

Inoltre, con l’uniformazione del vincolo di parentela, si stabilisce quindi che tutti i figli “hanno lo stesso stato giuridico” e che, in caso di riconoscimento postumo, da parte del padre, il cognome della madre non sarà mai cancellato, ma il figlio potrà affiancargli quello paterno”.

Diritti e doveri dei figli

L’articolo 1 introduce i “diritti e i doveri del figlio”, modificando l’articolo 315 del codice civile. Il figlio “ha diritto di essere mantenuto, educato, istruito e assistito moralmente dai genitori, nel rispetto delle sue capacità, delle sue inclinazioni naturali e delle sue aspirazioni”. Il figlio “ha diritto di crescere in famiglia e di mantenere rapporti significativi con i parenti”. Il figlio minore (che ha compiuto gli anni dodici, e anche di età inferiore ove capace di discernimento) “ha diritto di essere ascoltato in tutte le questioni e le procedure che lo riguardano”. Il figlio “deve rispettare i genitori e deve contribuire, in relazione alle proprie capacità, alle proprie sostanze e al proprio reddito, al mantenimento della famiglia finché convive con essa”. Nel caso però in cui sia stata pronunciata la decadenza della potestà genitoriale, il figlio può sottrarsi all’obbligo di prestare gli alimenti a quel genitore. Sempre all’articolo 1 si specifica, all’ultimo comma, che “è abrogata la sezione II del capo II del titolo VII del libro primo del codice civile” quella sulle “prove della filiazione legittima”. Si prevede poi esplicitamente che in tutti gli articoli del codice le parole “figli legittimi” e “figli naturali” sono sostituite “ovunque ricorrano” semplicemente da “figli”.

Le deleghe al Governo

L’articolo 2 dà la delega al Governo “per la revisione delle disposizioni vigenti in materia di filiazione” in base al nuovo principio di un unico status giuridico per i figli. Uno dei decreti attuativi riguarderà la disciplina delle successioni e delle donazioni, ai fini dell’eredità. I decreti di delega si occuperanno anche di prova della filiazione, presunzione di paternità del marito, azioni di riconoscimento e disconoscimento dei figli, dichiarazione dello stato di adottabilità.

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